Estate in città

Cari Turisti a Trieste, l’estate è probabilmente la stagione più amata dai triestini. Non a caso, il triestino desidera trascorrere la vita “a Barcola su un scoio” (a Barcola su uno scoglio). Sono infatti celeberrimi gli scòi (plurale) della riviera barcolana.

Ogni ora del giorno è buona per raggiungere la postazione con ogni mezzo: a pie (a piedi), in bici (il comune ne mette a disposizione alcune a noleggio nei punti strategici), in scooter (magari con la brandina caricata davanti), in auto o in bus. In questo caso, si prendono la 6 o la 36 (a Trieste l’autobus è sempre femminile, retaggio dell’antica filovia). Se questa soluzione vi evita la scocciatura di trovar parcheggio, d’altro canto non potrete evitare il bagno di folla, perché per quanto la tratta sia molto ben servita, i bagnanti si moltiplicano in maniera esponenziale. Ma ciò fa parte del folklore locale, quindi se amate le vacanze immersive, non potete perdere l’esperienza. 

Un’alternativa è il Delfino Verde, in partenza da molo Bersaglieri (v. gli orari a pag.21), che fa scalo al porticciolo di Barcola per proseguire per Grignano e Sistiana. Ma tornando a noi, i Triestini amano recarsi qui sia per passare la giornata al mare che per fare il toch (bagno) in pausa pranzo (ma anche prima o dopo il lavoro). La mularia (le compagnie di giovani) fanno gara di clanfe (tuffi), le mamme portano i fioi (bambini) in una spiaggia senza sabbia, dove i loro piccoli imparano a nuotare fin dalla loro prima estate, le vecie ciacola (le vecchie chiacchierano) e i veci gioga a carte (i vecchi giocano a carte), mentre le bevandele (amanti del bere) stazionano al barachin (chiosco) a bever birete e spritz (a bere una birra e spritz) 

A Trieste lo spritz è acqua con vino (più spesso bianco, e in proporzioni variabili), e ogni ora della giornata è quella giusta. Questo non fa di noi un popolo di alcolizzati, sia ben chiaro, ma è un modo rinfrescante per affrontare l’afa. E proprio per questo motivo, molti Triestini la sera si spostano a Barcola per far due pasi, magnar un gelato o un panin e bever un spritz in riva al mar.

Un’alternativa è quella di spostarsi in Carso e trascorrere qualche ora in osmiza. Le osmize sono delle case contadine che per otto giorni l’anno aprono le loro porte ai visitatori offrendo i prodotti domaci (della casa), secondo un’antica tradizione austriaca: formaio (formaggio), parsùto, salame e panzeta (prosciutto, salame e pancetta), ovi duri (uova sode) e naturalmente un bicier de quel bon (un bicchiere di vino buono): Teràn, Vitovska o Malvazija. Živio! (Salute!)