Un nome, Nibbio, una storia di successi ed un record per una piccola ma grande barca, l’unica ad essersi iscritta a tutte le competizioni della Barcolana e ad avere il più grande palmares di vittorie nella categoria riservata alle “passere e gozzi”: 20 trofei, l’ultimo dei quali lo scorso anno.
L’estate la sta trascorrendo in tranquillità, ormeggiato al pontile Istria della Società Triestina della Vela in attesa di prepararsi per l’edizione 57 della Coppa d’Autunno. “Lo scorso anno – spiega il proprietario del Nibbio, Piero Barcia – è stata una delle più belle regate perché siamo partiti dalla parte giusta verso Miramare e i nostri due avversari più forti hanno invece scelto quella di Trieste. Questo ci ha favorito tantissimo e abbiamo vinto, non c’è stata mai lotta e finalmente è arrivata la ventesima vittoria, che mancava dal 2O13”.
Dopo il successo, il Nibbio si è rifatto il look? “Purtroppo ci sono stati dei problemi con il cantiere che non è riuscito a fare alcuni lavori ma la barca è ancora ben messa e pronta a nuove sfide”. 1O4 anni di vita, praticamente imbattibile nella sua categoria, il Nibbio vanta nella Barcolana 2O vittorie e 34 podi. Lungo da prua a poppa 6,O6 m, con una larghezza massima di 1,98 ed un puntale di O,84, è un “caicio”, anticamente piccolo battello a remi usato nel golfo per sbarchi ed imbarchi dai velieri. Costruito nel 1921 a Trieste, appena nato, il futuro Nibbio è una piccola barca da pesca senza tuga e viene chiamata “Lisetta”. In origine ha un albero di sei metri armato con vela aurica da lavoro a scotta libera. Battezzato “Darlyng” dal primo proprietario, un ex caposala di bordo che lo commissiona per il proprio divertimento come caicio da pesca, nel 1933 è venduto ad Antonio Redivo che lo ribattezza “Furio” e nel ‘42 lo rende barca da crociera. Lo acquista quindi un ebreo triestino, Giuseppe Piazza, che gli dà il nome definitivo di “Nibbio”, uccello rapace dalla coda forcuta.
Ma la guerra cambia la sua storia: viene affidato al giovane Brunetto Rossetti, che fa parte dell’equipaggio e dotato di albero da 11 metri con vela Marconi. Piazza è deportato, i nazisti cercano il Nibbio ma Rossetti lo salva portandolo prima al Cedas, quindi a Punta Sottile, poi in un magazzino di patate in via Machiavelli. Il proprietario non fa più ritorno e Brunetto Rossetti lo compra per ventincinquemila lire. Inizia così la nuova vita del Nibbio, con Brunetto che lo custodirà per quasi mezzo secolo per poi consegnarlo alle cure del nipote, Pietro Barcia, suo attuale armatore.
Diventato ormai un “mostro sacro” della Barcolana, solo una volta, clamorosamente nel 2O12, c’è stato un mancato arrivo. A fermare il Nibbio non un’altra imbarcazione ma la Bora, con raffiche ad oltre 2O nodi. Alla vigilia, dopo una collisione nella regata Classic, si spezza l’albero di legno ed il Nibbio è costretto a rinunciare. Solo un episodio di una lunga carriera di una barca che ha fatto storia: la sua e quella delle regate triestine.
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