Il ritorno del
tram di Opicina

Il ritorno del tram di Opicina

Se il castello di Miramare, quello di San Giusto e le “mule” sono nella mente dei turisti i simboli della città, ben altri sono quelli che i Triestini sentono come propri: il Pedocin, stabilimento balneare diviso da un muro che colloca da un lato gli uomini e dall’altro le donne. Muro che -beninteso- nessun triestino vorrebbe mai abbattere; le osmize, abitazioni contadine che per otto giorni l’anno si trasformano in frasche dove si vendono vino e salumi della casa ai visitatori. E il Tram de Opčina, il Tram di Opicina, ridente località dell’altipiano. 

I Triestini gli sono davvero affezionati, se dopo più di otto anni di sospensione del servizio non l’hanno mai dimenticato, continuando a richiederne a gran voce l’attivazione. Perché se per un turista è un modo simpatico e retró di raggiungere il Carso mentre lo sguardo abbraccia l’intera città e il suo golfo man mano che si sale, per i cittadini è un mezzo comodo e rilassante per gli spostamenti quotidiani che permette di raggiungere la città o l’altipiano in breve tempo e senza la seccatura di dover spostare la macchina e cercare parcheggio. 

Sin dal 1902, anno in cui venne inaugurato, il Tram entrò nelle vite e nei cuori dei Triestini, forse anche perché le sue ripetute disavventure fanno in fondo tenerezza (Trieste ha una scontrosa grazia, ha gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore, ma in fondo in fondo ha un animo delicato, parafrasando il poeta Umberto Saba). La prima disavventura occorse meno di un mese dopo l’inaugurazione, quando all’altezza della ripida discesa di Scorcola un freno si ruppe causando il deragliamento della motrice, che così si rovesciò. 

L’incidente accadde la mattina presto, e per fortuna non c’erano passeggeri a bordo. Il consolidato “morbin” (buonumore) triestino, la prese  con ironia e mise in musica il fatto di cronaca locale. Nasceva così El tram de Opcina, una delle canzoni popolari più famose e rappresentative della città. E ancora oggi, fin da piccoli, i bambini imparano sulle sue note che «El tram de Opcina xe nato disgrazià: vignindo zo per Scorcola ‘na casa ga ribaltà» e che per fortuna dentro «no ghe iera che el povero frenador». Il frenatore in questione era il conducente, Antonio Sossich, che riportò una frattura alla gamba ma si riprese bene, tanto che visse fino a 101 anni. 

Da quell’epoca, le corse del Tram subirono diverse interruzioni per motivi legati per lo più a questioni di manutenzione. Ma nessuna di queste assenze (talvolta anche prolungate per anni) ha mai minimamente scalfito il suo posto di icona nell’immaginario collettivo della città: negli anni lo abbiamo ritrovato non solo protagonista nelle canzoni, ma nei documentari, nei libri, sui gadget (magneti, quaderni, shopper e chi più ne ha più ne metta), e persino sui cioccolatini. Insomma, il Tram è ormai uno di famiglia, il cui ritorno è sempre abbracciato con l’entusiasmo con cui si accoglie un caro amico.